Dellantonio (Soccorso alpino): «Zone rosse in montagna? I divieti spettano a prefetto e sindaci»
Il capo nazionale del Soccorso alpino: «Con grado di pericolo 4 e 5 sono loro a dover gestire le emergenze»

Il Bollettino Valanghe dell’Arpav, emesso mercoledì 19 marzo, prevede il grado 3 marcato per i prossimi giorni, con l’instabilità del manto nevoso in aumento specie nelle ore pomeridiane e serali. Siccome continua il bel tempo, almeno fino a sabato, non sarebbe il caso di vietare il fuoripista? Lo chiedono anche alcuni ambienti del Soccorso Alpino.
«I gradi di rischio sono 5», spiega il presidente nazionale del Cnsas, Maurizio Dellantonio. «Il divieto è automatico, da parte delle Prefetture, in caso di emergenza (grado 5). È consigliabile che i sindaci emettano le debite ordinanze in particolari situazioni di criticità col grado 4. Il marcato è gestibile, si ritiene, con la prudenza».
Anni fa le zone rosse c’erano già. Poi sono state tolte. Il motivo?
«Erano ingestibili. Un sindaco pubblicava un’ordinanza di divieto, il vicino no. Magari lo stop veniva imposto già a inizio stagione e si prolungava per mesi, perché il sindaco interessato non si sentiva nella condizione di toglierlo, perché se il giorno dopo fosse accaduta una disgrazia, lui sarebbe stato messo in causa».
Solo i sindaci, dunque, Prefettura a parte, possono vietare l’accesso a determinati territori di montagna?
«Solo i sindaci, oppure la Prefettura, ma in determinate situazioni di emergenza. L’ordinanza, tra l’altro, va pubblicata giorni prima dell’evento, deve essere resa nota alle comunità. E ovviamente ci vogliono i controlli. Abbiamo così tanti forestali da impegnare in questa attività?».
Non resta, quindi, che affidarsi al destino o, più opportunamente, alla prudenza di chi va in uscita?
«La montagna, si sa, non è a rischio zero. Quindi la prudenza è indispensabile. La preparazione ancora di più. Quella consapevolezza, ad esempio, che sul Passo San Pellegrino ci ha consigliato domenica mattina, nelle condizioni date, di rinunciare al fuoripista. Eravamo tanti gruppi e abbiamo passeggiato sul piano. Con questo non voglio dire che altri hanno sbagliato. Dico invece che tante valanghe sono naturali, ma altrettante provocate indirettamente dall’uomo. Quindi importanti sono i comportamenti».
Manca oggi la cultura della rinuncia?
«Si. In meno di due giorni, 10 valanghe sulle Alpi hanno provocato 3 vittime e diversi feriti. I paesaggi nuovamente imbiancati con le giornate primaverili sono un richiamo per tutti gli appassionati di montagna, ma anche noi ci sentiamo di fare un richiamo: impariamo a praticare il senso della rinuncia. Se si parte da casa col maltempo si può supporre che questo ci sia anche in quota. Perché insistere con l’uscita se, in caso di incidente, l’elicottero non può soccorrerti per il meteo avverso? E perché mettere a repentaglio la vita di eventuali altri soccorritori?».
La prudenza è necessaria anche per i gradi inferiori al 3?
«Certamente. La pericolosità può variare, ad esempio, con il cambiamento del tempo. Prima di intraprendere qualsiasi attività sulla neve e, in particolare, la pratica dello scialpinismo e le gite con le ciaspole, bisogna consultare con attenzione i bollettini Aineva ed Arpav, il servizio Meteomont per verificare eventuali condizioni di criticità. Ed è necessario dotarsi sempre di Artva, pala e sonda per le tue gite scialpinistiche o con le ciaspole e verificare che tutti i tuoi dispositivi siano perfettamente funzionanti. Ma mi sto stancando di ripeterlo».
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