Olimpiadi e scuole chiuse, rebus sull’inizio delle lezioni: previste deroghe

La Provincia di Belluno chiede alla Regione di convocare il tavolo di confronto sul tema. Sarà possibile anticipare o posticipare l’inizio della didattica, ma per i presidi non è così facile da realizzare

Paola Dall’anese

Le scuole bellunesi saranno aperte durante i giochi Olimpici di febbraio o dovranno chiudere? E se chiuderanno come potranno recuperare le giornate di lezione perdute? E chi dovrà decidere cosa faranno: sarà lasciato all’autonomia dei singoli istituti?

Cosa dice la regione

È un vero e proprio rebus quello che affligge gli istituti della provincia specialmente dopo la pubblicazione ieri della Regione del calendario scolastico 2025-2026. Un documento in cui si fa espressamente riferimento alla situazione dolomitica e alla costituzione di un tavolo permanente formato da vari soggetti per dirimere la questione spinosa. In ballo ci sono 13 giorni di scuola da recuperare.

Di questi, secondo il calendario del prossimo anno, però tre se ne andranno per il ponte di Carnevale (dal 16 al 18 febbraio). Per l’occasione, inoltre, la Regione ha organizzato le Giornate dello sport dal 19 al 21 febbraio. Ma in queste giornate comunque i ragazzi devono andare a scuola. E allora come fare? La scuola inizierà il 10 settembre 2025 per concludersi il 6 giugno 2026.

L’assessore veneto all’Istruzione, Valeria Mantovan evidenzia nella sua nota che «le istituzioni scolastiche del territorio bellunese interessate da eventuali provvedimenti di chiusura necessari per lo svolgimento di Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina in programma dal 6 al 22 febbraio 2026 potranno, nell’ambito della propria autonomia, predisporre il recupero dei giorni di lezione non svolti o anticipando l’inizio delle lezioni al 1° settembre 2025; e/o posticipando il termine delle lezioni oltre il 6 giugno, purché entro il 30 giugno 2026; e/o modificando i periodi di sospensione previsti dal presente provvedimento», precisa l’assessore evidenziando lo sforza per conciliare l’evento sportivo con le necessità della scuola.

E per questo annunciando la costituzione di un tavolo di coordinamento con Mantovan, la collega De Berti, il Prefetto di Belluno, il direttore generale dell’Ufficio scolastico Veneto, i presidenti della Provincia di Belluno e di Anci Veneto, da Fondazione Milano-Cortina 2026 e da Fondazione Cortina, «che consentirà di individuare le soluzioni organizzative maggiormente idonee a mitigare l’impatto dei Giochi sul territorio, con particolare attenzione ai servizi scolastici».

I presidi

I dirigenti scolastici sono in fibrillazione. Tutti concordano nella necessità di sapere a breve se saranno chiuse tutte le scuole o se soltanto alcune e quali. Inoltre recuperare le lezioni perdute non è semplice: anticipare al primo settembre le lezioni non è possibile. «Nei primi giorni di settembre manca sempre molto personale docente», dicono Violetta Anesin a capo dell’istituto Catullo e il collega Luigi Nigri del Renier.

Entrambi chiedono che ci sia comunque una regia generale che possa dare una linea comune, rinunciando così in parte all’autonomia scolastica, e soprattutto che ci sia una unità anche sulle date di chiusura e recupero «perché dobbiamo far combaciare in tutta la provincia il servizio di trasporto sia su gomma che su rotaia», precisa Anesin che lancia l’idea di poter proseguire la didattica cercando alloggi a Belluno per gli studenti che vengono dalla parte alta della provincia. Il problema di fondo è che durante le Olimpiadi gran parte dei mezzi e del personale della ditta che gestisce il tpl in provincia saranno impegnati nella spola tra Longarone-Ponte e Cortina.

Anche posticipare la fine delle lezioni non è possibile «visto che le date degli esami di Stato sono uguali per tutti in tutta Italia», dicono i dirigenti scolastici. L’unica possibilità sarebbe di iniziare qualche giorno prima la scuola, finirla un paio di giorni dopo e e poi raggranellare delle giornate dai vari ponti durante l’anno.

«Serve un confronto tra dirigenti per elaborare una proposta comune da sottoporre anche ai docenti. È importante il coordinamento in modo da procedere in modo condiviso», dice anche la preside dell’istituto Calvi-Dolomieu, Maria Pastrello.

Ad oggi non si sa se anche gl istituti comprensivi saranno coinvolti in queste chiusure. «Già iniziare il 10 settembre è presto, figurarsi iniziare il primo settembre visto che primi giorni di settembre sono fondamentali per la programmazione», dice la preside Bruna Codogno dell’Ic Tina Merlin di Belluno.

«Posticipare la fine delle lezioni diventa difficile perché ci sono gli scrutini e anche gli esami per le medie che vanno terminati entro il 30 giugno. Serve un chiarimento», precisa.

E intanto si auspica anche un coinvolgimento dell’ex Provveditorato bellunese.

La Provincia

Da parte sua la Provincia, è già stata ad un primo tavolo istituzionale in cui ha potuto «chiarire il problema e la necessità di trovare una soluzione», precisa il presidente Roberto Padrin che annuncia di aver già inviato una lettera a palazzo Balbi per sollecitare un altro vertice del tavolo permanente «a cui chiediamo la possibilità di far intervenire anche la nostra società di trasporto pubblico, Dolomitibus e così da capire meglio come dobbiamo muoverci in quelle giornate».

Ma Padrin non dimentica l’importanza di un confronto anche con le realtà provinciali. «Una volta concluso il tavolo regionale, incontreremo tutte le scuole con i loro dirigenti e le istituzioni locali per sentire da loro le necessità, i problemi e le richieste. E da qui si inizierà a lavorare».

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