Cardiochirurgo trovato morto a Padova, il ricordo del collega Avruscio: «L’ultimo incontro giovedì scorso, ci siamo abbracciati»

L'autopsia chiarirà le cause del decesso del cardiochirurgo Roberto Bianco, mentre l'intera comunità medica piange una grande perdita umana e professionale. Il direttore dell’Unità di Angiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova Avruscio: «Viveva in ospedale, per lui il paziente era sempre una priorità»

Elena Livieri, Alice Ferretti
Il cardiochirurgo Roberto Bianco
Il cardiochirurgo Roberto Bianco

«In poche occasioni in questo ospedale si è respirata un’aria così pesante: siamo tutti costernati, sbigottiti, attoniti»: Giampiero Avruscio, direttore dell’Unità di Angiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova e presidente dell’Anpo-Cimo che rappresenta i primari ospedalieri, tradisce dalla voce lo sgomento con cui è stata accolta la notizia della morte del cardiochirurgo Roberto Bianco.

«Ci eravamo visti giovedì scorso» racconta Avruscio, «perché avevo convocato tutti i primari per discutere del nuovo regolamento sull’orario di lavoro. Roberto c’era ed è rimasto per tutta la riunione. Ci siamo salutati e abbracciati come sempre, era una persona buona».

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Il cardiochirurgo Roberto Bianco (al centro)

Sabato mattina, due giorni dopo, una telefonata: «Io ero dovuto andare in Germania da mio fratello che non sta molto bene» continua il racconto Avruscio, «e ho ricevuto una telefonata da Roberto Bianco. Mi ha detto che aveva bisogno di parlarmi e quando gli ho riferito che mi trovavo in Germania mi ha tranquillizzato dicendo che non c’era problema e che potevamo sentirci non appena fossi rientrato a Padova. Eravamo quindi d’accordo di sentirci lunedì o martedì. Posso solo immaginare che volesse parlarmi di qualcosa relativo all’organizzazione del lavoro, ma certamente non ho avvertito alcuna urgenza nella sua richiesta».

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Il cardiochirurgo Roberto Bianco

Mite ma combattivo: così Avruscio descrive Roberto Bianco: «Era un medico “di clausura”, nel senso che viveva in ospedale, per lui il paziente era sempre la priorità. Collaboravamo molto spesso dal momento che era il riferimento per la preparazione dei pazienti che dovevano sottoporsi a intervento cardiochirurgico e ci accordavamo per gli esami angiologici di volta in volta necessari. Cercava sempre di semplificare il percorso al paziente» ricorda Avruscio, «ma anche con me e i miei colleghi si metteva a completa disposizione per facilitare le cose. Il lavoro era la sua vita, aveva una competenza enorme nella cardiochirurgia, lavorava con passione e dedizione profonde ed era impegnato sempre a migliorarsi e acquisire nuove competenze. Aveva anche seguito un corso di Management sanitario perché l’aspetto organizzativo del lavoro gli stava particolarmente a cuore ed era un tema su cui abbiamo avuto modo di confrontarci diverse volte».

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Il cardiochirurgo Roberto Bianco

In attesa dell’esito dell’autopsia che potrà chiarire le circostanze della morte di Roberto Bianco, è lo smarrimento che prevale in corsia: «Non so proprio cosa pensare» ammette il presidente dei primari, «so solo che è una perdita umana e professionale enorme che tocca nel profondo tutto l’ospedale. E un pensiero di affetto e vicinanza va ai suoi familiari».

Al piano terra del monoblocco, dove si trova il centro Gallucci, ieri l’atmosfera era tesa, silenziosa e triste. «Non lavoravamo insieme ma ci vedevamo quasi ogni giorno, avevamo un bel rapporto da colleghi», dice il professor Vladimiro Vida, direttore della Cardiochirurgia pediatrica. «Per tutti noi è stato un colpo durissimo. Roberto lavorava da molti anni in Azienda ospedaliera ed era veramente una brava persona». Non c’è un collega che non abbia un buon pensiero, un bel ricordo del dottor Bianco. «Abbiamo fatto l’università insieme», racconta la dottoressa Stefania Barbieri. «Era splendido, solare, un gran professionista e un ottima persona».

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