Lega, Bizzotto e Canova verso il direttivo federale. C’è il nodo del terzo nome

Nella minoranza circolano le candidature di Gobbo, Cecchetto, Pretto e Marcato. Vannacci indirizzato a un ruolo nel partito: commissario toscano o vice di Salvini

Laura Berlinghieri
Matteo Salvini con gli amministratori della Lega, al pre congresso a Padova
Matteo Salvini con gli amministratori della Lega, al pre congresso a Padova

La Lega che verrà. Ancora con Matteo Salvini al comando. Senza contrasti interni: è stata l’indicazione dello stesso segretario federale, sabato scorso a Padova. Una Lega sovranista.

E nella quale troverà spazio anche Roberto Vannacci: da segretario del partito in Toscana, spera lui. Difficile, perché per questo servirebbero i voti; per renderlo commissario, invece, Salvini dovrebbe sollevare dall’incarico Luca Baroncini, filogovernativo. Inutile, poi, dire cosa pensino del generale i leghisti della Toscana.

E allora l’ipotesi della vice segreteria federale, seppur indigesta alla maggior parte dei militanti, sembra la più probabile. Con una nomina, comunque, che non sarà ufficializzata il prossimo fine settimana, nel corso del Congresso federale del partito, in programma a Firenze.

Lì, il palcoscenico sarà tutto per Matteo Salvini, riuscito a silenziare ogni polemica, complice l’aiuto del suo “delfino” veneto, Alberto Stefani, con la sua mozione identitaria.

Ma al Congresso si voteranno anche i nuovi componenti del direttivo federale. Il Veneto punta a eleggerne tre: dovranno presentarsi con un solido pacchetto di preferenze, dato che il voto sarà segreto. E i franchi tiratori sono sempre in agguato.

La compagine della Lega di governo ha sciolto le riserve ed è indirizzata a eleggere la senatrice bassanese Mara Bizzotto e il trevigiano Giuseppe Canova. Quanto invece alla componente di minoranza, guidata da Roberto Marcato e Franco Manzato, i nomi in lizza sono diversi e i delegati non sono ancora riusciti a trovare la quadra, mettendosi d’accordo su uno di questi.

A Treviso, si spinge per l’ex sindaco Gian Paolo Gobbo. A Vicenza, per il deputato Erik Pretto e per la consigliera regionale Milena Cecchetto. Ma nella partita c’è lo stesso Marcato, che sabato scenderà a Firenze, essendo uno dei 67 delegati eletti due settimane fa dal direttivo regionale.

Quello del prossimo weekend sarà un appuntamento fondamentale, come lo è stato quello di sabato scorso, a Padova, quando Salvini ha tracciato il profilo della Lega che verrà. Autonomista, sì; ma, soprattutto, amica degli estremisti europei. E poi amica di Donald Trump, persino scettica nel valutare (e nel censurare) la politica dei dazi, minacciata dal nuovo presidente a stelle e strisce.

O dentro o fuori: è la linea di Salvini. E il “dentro” saranno le stanze della fortezza da Basso, eletta a nuovo fortino del Carroccio, per il Congresso federale di sabato e domenica. Un fine settimana che priverà i leghisti della solita passerella del Vinitaly, la cui edizione numero 57 si aprirà proprio il 6 aprile, mentre in Toscana si brinderà alla rielezione del “capitano”.

Poi arriverà il 9 aprile, una giornata fondamentale in ottica elettorale, perché capace di dare fiato, o di spegnere definitivamente le speranze di Zaia, che sogna un nuovo mandato in Regione.

Quel giorno, la Corte Costituzionale si esprimerà sul De Luca-ter, ed è soprattutto a partire da quel verdetto che il centrodestra potrà ritrovarsi, per scegliere il futuro amministrativo di questa regione. Nelle settimane, le interlocuzioni tra i segretari nazionali dei partiti sono state diverse, ma sempre riservate.

È evidente che, sciolta la riserva principale – quella sul futuro di Luca Zaia– allora anche il grado di riserbo intorno alle indiscrezioni potrà essere ammorbidito. E si potrà iniziare a parlare di campagna elettorale.

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